UN RICORDO DI MIO PADRE

Osservo un ritratto giovanile di mio padre realizzato da mia zia ed un ricordo emerge presente ed ancora terribilmente bruciante.
Erano i tardi anni ’70, gli anni della contestazione studentesca, delle Brigate Rosse e degli scontri politici giovanili.
Arrivai quella mattina a scuola in evidente ritardo.
Il piazzale era gremito di studenti e professori.
Sullo scalone gli attivisti dell’Autonomia picchettavano l’ingresso, ai vetri avevano esposto striscioni di protesta e si frapponevano alla massa di ragazzi che avrebbero partecipato alle lezioni.
Arrivai alla base dello scalone e un amico dal labbro leggermente sanguinante mi disse :
“Noi ci siamo già scontrati…….adesso tocca a voi”.
Radunai i pochi ragazzi che appartenevano al mio movimento e cominciai a salire con decisione la scala in direzione degli avversari.
La massa degli studenti si accodò istintivamente al nostro piccolo gruppo, qualche cazzotto, qualche spintone e sfondammo il picchetto penetrando all’interno dell’istituto.
I “compagni” erano fuori, ormai separati dai vetri e dalle sbarre di ferro ed il confronto proseguì a colpi di slogan e di insulti fino circa alle 9, quando ci fecero rientrare obbligatoriamente nelle nostre classi.
Alle 10 il bidello venne ad avvertirmi che ero atteso in presidenza, poichè il preside, preavvisato del fatto che qualcuno mi potesse aspettare all’uscita, aveva deciso di mandarmi a casa in anticipo.
All’uscita mio padre era la.
Papà, oggi dico giustamente, deprecava quella mia attività di contestazione.
Lui era un funzionario comunale, dirigente della Democrazia Cristiana, e davvero non comprendeva quell’impegno politico che mi distoglieva dallo studio, dai divertimenti e che metteva seriamente a rischio la mia incolumità.
Non era più giovane e probabilmente accusava già i sintomi di quel male che poco dopo lo avrebbe fiaccato.
Ma era la, alla base di quello scalone.
Si era portato una canna da passeggio nell’eventualità di dovermi difendere.
Non disse niente, non mi sgridò e ce ne andammo affiancati verso casa senza parlare.
Ora capisco…….

Ti voglio bene, papà.

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