SULLA CITTADINANZA ONORARIA DI BENITO MUSSOLINI

Leggo sul giornale di ieri dell’intervento pubblico di LUCIANO GUALA a nome dell’ANPI (associazione nazionale partigiani d’Italia) nel quale chiede la revocazione della Cittadinanza Onoraria della Città di Biella a BENITO MUSSOLINI.
Premetto che l’eventuale provvedimento mi trova del tutto indifferente, bastando a celebrare l’attenzione del Duce per la nostra città, le innumerevoli opere pubbliche che lui venne ad inaugurare nel 1939 e che ancora oggi costituiscono l’ossatura della nostra edilizia istituzionale (Biblioteca, Convitto, Unione Industriale, Stadio, Istituto Tecnico Industriale, Stazione Ferroviaria, Acquedotti, ecc. ecc.)
Preciso nel 1939, quando Mussolini giunse per la prima ed ultima volta nella nostra città, e non nel 1924 come erroneamente affermato da Luciano Guala.
Ma invece di occuparsi della cittadinanza del Duce consiglio a Luciano Guala di correggere il suo Archivio dei Caduti della Resistenza nel biellese, quando, alla voce LOSITO LUCREZIA e MAGGIANO FRANCESCO PAOLO spaccia madre e figlio di soli 6 anni come vittime della resistenza.
Si tratta della più infangante menzogna partigiana, poiché i due poveretti furono eliminati dai fratellastri pluriomicidi, i partigiani comunisti fratelli BISCOTTI, in concorso col padre MAGGIANO MATTEO.
I BISCOTTI si erano peraltro distinti in decine di delitti di uomini, donne, adolescenti uccisi senza pietà quando erano isolati ed indifesi.
Cosa poteva loro importare di eliminare la matrigna e il fratellastro nei pressi del comune di Pralungo?
Sfuggì all’agguato la sorellastra di 15 anni, che venne protetta ed allontanata dalle autorità fasciste per sottrarla alla furia fratricida dei BISCOTTI, e questa donna è ancora viva.
Consiglio pertanto a LUCIANO GUALA di occuparsi dei suoi elenchi e non della cittadinanza del Duce e di accertarsi che essi riportino l’effettiva, anche se infangante, verità storica.
LOSITO LUCREZIA e il suo povero innocente bambino chiedono ancora giustizia.

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