LA MORTE DEL SEGRETARIO FEDERALE DI BIELLA ANTONIO GIRAUDI

Una tristezza infinita…………Non capita spesso di trovare una documentazione fotografica di una strage, una sequenza fotografica nei cui volti si legge l’imminente tragedia.
Al di la delle eventuali motivazioni, inseguendo il trascorrere del tempo, voglio tratteggiare la storia emersa casualmente dalle mie recenti letture. Per rendere più fruibile l’argomento a un pubblico eterogeneo, dividerò il racconto come d’abitudine, in diverse puntate.
Si legge nell’elenco dei caduti della Repubblica Sociale Italiana, il nome del Dr. Giraudi Antonio nato a Biella il 18.09.1905, Segretario Politico del Partito Fascista Repubblicano della nostra città e Comandante della Compagnia Biellese della VII Brigata Nera “Bruno Ponzecchi”………deceduto il 3.05.1945 ad Albano Vercellese presso il Canale Cavour.

Di certo si sa che Antonio Giraudi partecipò tra il 18 e il 20 settembre 1943, alla riunione a casa dell’Avv. Franco Boggio per pianificare la ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano. Soltanto tre mesi dopo, il 9 gennaio 1944, venne eletto Segretario Politico della Città di Biella.
Nel suo primo discorso scrisse sulle pagine locali : “Ai biellesi rendo noto che sono lontani da me ogni sia pur minima idea di violenza, ogni desiderio di rappresaglia.”
Il Segretario Politico era inoltre alla guida della locale Brigata Nera, organizzazioni paramilitari sorte in tutta Italia a difesa delle federazioni e dei loro componenti.

Quanto riportato finora sul Segretario Federale Antonio Giraudi è stato tratto da Roberto Bianchetto Buccia
La Rsi e i tedeschi nel Biellese*
“l’impegno”, a. XXII, n. 2, dicembre 2002
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.

Passo ora a trascrivere fedelmente la ricostruzione pubblicata da Roberto Gremmo su Tribuna Novarese e Storia Ribelle del 2005.

“Il 3 maggio 1945 Daniele Baldi detto il “Bròca” (in piemontese stretto significa chiodo) in forza alla sede del Comando Piazza “Garibaldino” di Vercelli, riceve dai suoi capi un foglio con l’elenco di 12 fascisti prigionieri nel campo sportivo di Novara.
I comandanti “Walter” Bricarello e “Quinto” Antonietti, chiesero al “Bròca” di prelevare i 12 e di condurli all’Albergo “Croce di Malta” di Vercelli.
Utilizzando un grosso autocarro, il “Bròca”, al comando di un gruppo di garibaldini, raggiunse Novara e si fece consegnare gli uomini dal capitano dei Carabinieri che comandava il campo”

Tornato il “Bròca” a Vercelli e giunto all’albergo ” Croce di Malta”, ricevette l’ordine di portare i prigionieri a Biella.
Stando al rapporto redatto nel 1949 dal Questore di Vercelli Dalogli, proprio mentre stava per partire con gli uomini di scorta ed i fascisti prigionieri, “Bròca” venne raggiunto da un altro partigiano, l’ex marinaio “Ancora”, e, senza tanti preamboli, costui gli avrebbe detto che, per ordine di Bricarello, le 12 persone che erano sull’autocarro dovevano essere passate per le armi prima di arrivare a Biella.
Il convoglio si mise in moto e l’autocarro scoperto che doveva raggiungere Biella imboccò invece la strada per la Valsesia e giunse ad Albano Vercellese ove sostò.
Stando sempre al racconto del “Bròca”, nella piazza del paese alcune donne avrebbero riconosciuto fra i prigionieri “un tale che nei giorni precedenti il 25 aprile avrebbe eseguito rastrellamenti” in Albano.
Vero o no che fosse, il comandante del gruppo partigiano fece fermare la comitiva e condusse i malcapitati nel palazzo comunale.

Il geometra Giuseppe Lorenzetti, un giovane che fino a una quindicina di giorni prima aveva fatto parte della polizia di Vercelli, sezione buoncostume, e che si era defilato e rifugiato nel suo paese natale, conscio del crollo imminente della RSI, venne chiamato dal neo sindaco del paese a sostituire nelle pratiche burocratiche ed amministrative il Podestà che era fuggito, in quanto l’unico nel paese capace di leggere e scrivere a macchina.
Per queste sue doti Lorenzetti venne convocato in Municipio dal neo sindaco per stendere il verbale del processo del popolo.

“La scena che vidi giunto nella sala del processo non la scorderò mai. I prigionieri erano pressoché irriconoscibili : i volti sanguinanti e tumefatti dalle botte ricevute; non erano in grado di rispondere alle domande ed alle accuse che venivano loro rivolte, incapaci di reggersi in piedi e con le ossa rotte dai calci, pugni e nerbate subite. Il partigiano che comandava sembrava più una bestia che un uomo, accecato dalla voglia di infierire e di far soffrire.”

Lorenzetti verbalizzò il testo di sommari interrogatori fatti da un “Bròca” che non sapeva cosa inventare a carico dei 12 disgraziati.
Al “giudizio popolare” assistettero anche alcuni esponenti del CLN di Albano, ma quando capirono che il processo si sarebbe risolto in un eccidio, preferirono allontanarsi alla chetichella.

Restò sul posto il Lorenzetti, raggiunto nella sala del Comune da Don Giuseppe Rango, il parroco del paese, chiamato a confessare i condannati. Alcuni di questi consegnarono a Don Giuseppe dei bigliettini con gli ultimi saluti ai loro cari, biglietti che vennero sequestrati e distrutti dal capo partigiano. Don Giuseppe Rango, comunque somministrò ai morituri gli estremi conforti della religione facendo coraggiosamente il proprio dovere.
Infine, come accertò il Questore Dalogli, “….dopo l’interrogatorio, che spesso veniva interrotto da scene di violenza, i prelevati furono fatti risalire sull’autocarro e trasportati in contrada Molino di Greggio, ove furono passati per le armi sul ponte del canale Cavour detto della Baraggetta ed i cadaveri abbandonati alla corrente”.
Don Rango e Lorenzetti, rimasti soli e sconvolti in Municipio, si avviarono verso casa o meglio Lorenzetti dovette caricarsi in spalla il Parroco, rimasto senza forze ed incapace di camminare, tanto gli eventi lo avevano sconvolto. Con questo fardello Lorenzetti arrivò fino alla canonica ove fece coricare Don Giuseppe.
Segue l’elenco delle 12 vittime redatto dalla Polizia di Stato di Vercelli a seguito della confessione del “Bròca”……..nell’elenco il Segretario Giraudi viene identificato come “Gabaudo Antonio di Biella” rimanendo sconosciuto fino ad oggi.

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