IL PARTIGIANO ITALO GARIAZZO

 

In questo 25 aprile vi voglio parlare di un partigiano, un partigiano biellese di 22 anni la cui storia termina tragicamente nei pressi di questa baita, sulle pendici del monte Mucrone.

Italo Gariazzo era nato a Zubiena in Frazione Belvedere il 9 maggio 1922, studente ed aviere aereonautico presso il distaccamento di Rivoli Torinese.

Alla data dell’8 settembre 1943 si sbandò ritirandosi presso la casa del padre a Zubiena e li lo raggiunse il fratello Ezio, Capitano dell’esercito, ed il Conte Colonnello Cattaneo di Torino che fondò una formazione partigiana di ispirazione monarchica nel piccolo paese della Serra.

La nascita di questo distaccamento partigiano risultò subito sgradita alle formazioni garibaldine comuniste che volevano monopolizzare lo scenario ribellistico biellese, anche perché le forze angloamericane privilegiavano i partigiani anticomunisti e lanciavano armi e rifornimenti prevalentemente a queste più affidabili organizzazioni.

Fatto sta che il 10 febbraio 1944 due macchine si portarono a Zubiena con a bordo 8 partigiani della 2° Brigata Garibaldi, comandati da Bruno Salza “Mastilli”, freddarono senza parlare Ezio Gariazzo sulla porta di casa, e prelevarono Italo e il Colonnello Cattaneo conducendoli prigionieri, uno per macchina, verso il loro comando in alta Valle Elvo.

La prima macchina passò indisturbata, ma la seconda incappò in un posto di blocco tedesco al centro del paese di Sordevolo, si scatenò un furioso scontro a fuoco descritto dai tedeschi in maniera dettagliata, “Mastrilli” solo, seppur ferito, riuscì a dileguarsi mentre l’anziano Colonnello Cattaneo e 3 dei suoi prelevatori restarono miseramente uccisi.

Da quel momento si persero le tracce del povero Italo Gariazzo.

Condotto nel comando di Vanei venne sottoposto a lunghi e violenti interrogatori per estorcergli il nascondiglio delle armi e dei soldi paracadutati dagli inglesi alla sua formazione.

Infine il 16 marzo 1944 venne condotto prigioniero per gli impervi sentieri che conducono alle pendici del Mucrone e nei pressi della ritratta Alpe Seli venne trucidato.

Quando, finita la guerra, il 10 settembre 1945 il suo corpo venne riesumato, il povero Italo portava ancora strette ai polsi due pesanti manette di ferro, ingenerando il sospetto che fosse stato crudelmente sepolto vivo in quel solitario luogo montano.

Il 25 aprile festeggiarono quindi anche questi disumani assassini, e le loro vittime non furono solo presunti fascisti o spie o loro famigliari, ma altri giovani idealisti che volevano un’Italia diversa ma non comunista.

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