In morte di Bruno Ponzecchi

Sapevo che la Brigata Nera di Vercelli e di Biella era stata dedicata a “Bruno Ponzecchi” uno dei primi caduti fascisti repubblicani della provincia, ma non mi ero mai soffermato sulla sua figura.

Oggi ho letto il fascicolo relativo al suo assassinio.

Ponzecchi era un operaio 43enne, magazziniere nel lanificio Giletti a Ponzone, venne prelevato e ucciso da una massa urlante di partigiani che avevano assalito la fabbrica per depredarla.

Ma più che l’elencazione dei semplici fatti voglio riportare la testimonianza della moglie, anche lei operaia di 35 anni, resa, pochi giorni dopo, di fronte agli inquirenti :

“A mezzogiorno di sabato 11 dicembre 1943, reduce dalla fabbrica, appresi che quella mattina i partigiani avevano portato via mio marito su di un camion.

Giunta a casa, mio figlio Alberto di anni 17, mi informò che egli stesso, quella mattina, aveva visto il padre suo in mano ai partigiani, che lo conducevano verso la montagna.

Erano circa le 9,30.

Per un po’ di tempo lo aveva anche seguito, ma poi i partigiani gli avevano impedito di seguirlo ulteriormente, e così era tornato a casa ad attendermi.

Verso le ore 14 di quel dì stesso, l’Alberto uscì nuovamente in cerca del padre, che trovò, abbastanza presto, morto in un fosso in località Sella – Bulliana.

Il cadavere, secondo il racconto di mio figlio, presentava varie ferite.

Egli lo tolse dal fosso e lo depose sopra un prato vicino.

Ignoro le persone di coloro che commisero il fatto.

Del pari ignoro il movente dell’uccisione.

C’è chi dice che egli fu ucciso perchè, quale commissario del Fascio di Ponzone, stava riorganizzando la costituzione del Fascio stesso;

c’è ancora chi dice che mio marito fu ucciso perchè faceva la spia,

ma io l’ho sempre conosciuto per un galantuomo”.

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