Le scarpe del calzolaio

Talvolta mi soffermo su fascicoli che non hanno una stretta attinenza coi fatti biellesi, ma che mi colpiscono per l’originalità e spesso l’incredulità della situazione.
E’ il caso del faldone esaminato oggi che tratta della sparatoria avvenuta a Torino nel negozio di un semplice calzolaio.
Il giorno 16 dicembre 1944 cinque partigiani della Brigata “Gramsci” torinese decisero di darsi appuntamento in centro per procurarsi due paia di scarpe che da tempo necessitavano ai garibaldini.
Entrarono nel negozio del calzolaio Guglielmino, sito in Corso Italia 203, gli mostrarono il tesserini da partigiani, le armi che portavano sotto la giacca e gli dissero che le scarpe le avrebbero pagate con dei buoni che lui avrebbe potuto esigere dai patrioti a guerra finita.
Il commerciante si dimostrò cortese, fece provare le scarpe, chiese se erano di loro gradimento e si ritirò nel retro con la scusa di prendere la carta per l’imballo, ma al ritorno fece fuoco sui tre partigiani all’interno del suo negozio, ne freddò uno istantaneamente, ne ferì uno al braccio, ed inseguì all’esterno i restanti colpendo ad una gamba una staffetta di guardia che era rimasta sulla strada.
La cosa incredibile è che l’illiberale Repubblica Sociale fascista processò puntualmente il Guglielmino per accertare se i fatti avessero giustificato o no quella reazione e l’uccisione del partigiano.
A guerra conclusa il povero artigiano venne nuovamente processato e le testimonianze dei partigiani si sperticarono per giustificare il maldestro tentativo di rapina, definendolo “PRELIEVO”, “REQUISIZIONE” o come nel documento allegato “PROCURARSI QUELLO CHE ABBISOGNAVA ALLA GARIBALDINA”.

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