IL RIMORSO DI UN PARTIGIANO

In questi giorni sono alla ricerca di un nominativo nuovo.
Un caduto della Repubblica Sociale Italiana che era sfuggito finora a tutti gli elenchi, a tutti i drammatici conteggi redatti a guerra finita sulle informazioni di parenti, commilitoni, indagini della magistratura e riesumazioni.
Uno dei tanti per cui nemmeno la memoria è parsa necessaria.
La sua esistenza, la sua tragica fine, è giunta a me solo dal rimorso di un partigiano.
L’ho intervistato a lungo, rispettosamente, e dai suoi ricordi alla fine è emerso questo dolore mai sopito, il rimpianto di non aver potuto salvare l’amico accusato ingiustamente.
“Ero lontano ……… e non ho potuto far niente.
L’avessi saputo avrei potuto salvarlo………
Una brava persona……… ci eravamo allevati insieme.”
La tomba è scomparsa, i figli deceduti, resta solo un nipote novantenne.
Ieri gli ho telefonato e per tramite della badante mi ha detto :
“Si, si ricordo, era il fratello di mio padre.
E’ stato fucilato durante la guerra.
Non so se dai fascisti o dai partigiani.
Forse faceva la spia ……”
Un uomo, un’esistenza, una vita intera ……… cancellata anche nel ricordo dei suoi cari.
E che rivive soltanto nel rimorso di un vecchio nemico.
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