DANIELE BALDI “BROCA” ……………. LA BESTIA !

“La scena che vidi giunto nella sala del processo non la scorderò mai. I prigionieri erano pressoché irriconoscibili : i volti sanguinanti e tumefatti dalle botte ricevute; non erano in grado di rispondere alle domande ed alle accuse che venivano loro rivolte, incapaci di reggersi in piedi e con le ossa rotte dai calci, pugni e nerbate subite. Il partigiano che comandava sembrava più una bestia che un uomo, accecato dalla voglia di infierire e di far soffrire.”
Questa la testimonianza del geometra Lorenzetti, chiamato a verbalizzare il “PROCESSO DEL POPOLO” inscenato il 3 maggio 1945 a 12 fascisti prelevati dal campo di prigionia di Novara.
Il prelevatore fu il partigiano DANIELE BALDI detto il “BROCA” di Andorno, al quale fu ordinato dai comandanti comunisti biellesi DOMENICO BRICARELLO “Walter” e QUINTO ANTONIETTI “Quinto”, di eliminare gli inermi prigionieri fascisti lontano da occhi indiscreti.
Finora non era noto il volto di questo sporco e dannato assassino, ma analizzando le fotografie dell’epoca sono in grado di identificarlo in ben tre successive immagini.
Nella prima si vede il “Broca” comunicare ordini ad alcuni partigiani nei pressi dell’Alpe Cerchio a Bielmonte nell’inverno del 1944.
Nella seconda lo si vede all’estrema sinistra di una foto per anni erroneamente localizzata ad Oropa, mentre in realtà si riferisce a Vercelli nei giorni della liberazione.
Al centro dell’immagine si riconoscono, attorniati dai religiosi, i comandanti biellesi ANELLO POMA “Italo” e FRANCESCO MORANINO “Gemisto”.
Nell’ultima immagine lo vediamo scortare gli ignari prigionieri all’esterno del campo sportivo di Novara, dove li attenderanno indicibili sofferenze e la morte, per poi essere gettati e dispersi nelle nere acque del canale Cavour.
Non un uomo quindi, ma una “BESTIA” come affermato in allora dal testimone processuale Lorenzetti.
Ma una “BESTIA” comandata dalle più alte e celebrate cariche della nostra resistenza biellese.
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