ANCORA SU VILLA SCHNEIDER.

Il messaggio trasmesso dal Commissario Politico PIERO TARULLI, nome di battaglia “BARBA DI FERRO”, il 5 gennaio 1945 ai microfoni di “Radio Baita”, la radio che trasmetteva da Villa Schneider.
Naturalmente TARULLI venne immediatamente definito “TRADITORE” ed il suo messaggio di pacificazione fu inascoltato.

Aggiungo due commenti che mi sono sembrati particolarmente significativi :

Clara Crosa Galant

Se posso dire la mia opinione, un comunicato del genere mi sembra più un esercizio di potere da parte del comando nazifascista – guardate che possiamo sapere, sappiamo i nomi e i soprannomi e facciamo confessare chi vogliamo, se lo vogliamo – più che non un gentile invito alla pacificazione (o meglio resa) rivolto partigiani. Mi sembra appena logico che i partigiani non abbiano preso in considerazione l’invito a “pacificarsi” – à la guerre comme à la guerre – e abbiano ritenuto eccessive le confessioni del prigioniero Tarulli. Poteva dire di meno? Ha detto molto nella speranza di salvarsi? In ogni caso, mi sembra che, pur avendolo trattato da camerata – quel passaggio fa veramente ridere, se non ci fosse da piangere – non gli fu risparmiato il campo di concentramento. Mi immagino anche che voglia fece venire al Monti, accompagnato dal Lungo, di recarsi all’Hotel Villa Schneider per mangiare, bere un the e farsi trattare da veri camerati (sic!). Andiamo, su! Il messaggio è surreale, quell’inanellare nomi di partigiani è chiaramente un codice “mafioso”, se mi si passa il termine. Il comando nazi fa sapere che in quel momento sapeva i nomi, li aveva estorti, aveva con sè uno che parlava e diceva tutto. In tempo di querra, si chiamano traditori, purtroppo.

Andrea Cavallo

Clara Crosa Galant, apprezzo come sempre i tuoi interventi, soprattutto perché scritti da chi so essere competente ed informata sull’argomento. Proprio per questo devo dirti però che queste mi sembrano semplici congetture, da noi interpretabili in un senso o nell’altro a più di 70 anni di distanza dagli eventi. Quello che invece mi sembra oggettivo e difficilmente giustificabile da parte dei comandanti partigiani, sono i numerosi contatti avuti da questi con il comandante Schu di Villa Schneider ed i suoi collaboratori Don Vernetti e Franco Boggio. Come spiegare i numerosi incontri avuti da questi nella Villa dell’industriale Pavia a Pettinengo? Sicuramente a questi incontri partecipò anche “Lungo” (Silvio Ortona comandante 1° Zona Biellese), accompagnato da “Quinto” (Quinto Antonietti comandante Divisione Garibaldi e fucilatore del Prefetto Morsero), “Ulisse” (Domenico Marchisio comandante di Zona) e “Alba” (Ezio Peraldo comandante Polizia Partigiana Divisionale). Particolarmente interessante la partecipazione di Alba, potente comandante della Polizia Partigiana, che forniva la gran massa di informazioni che consentivano i prelevamenti delle presunte spie, i conseguenti processi sommari e le successive condanne, le notizie su rastrellamenti, le attività dei comandi repubblicani e tedeschi che sono state l’ossatura dei procedimenti penali del dopo guerra. Alba davvero non conosceva l’attività criminale del Tenente Schu, tanto da trattare “de visu” con lui e con gli altri odiati esponenti repubblicani? E Ortona che comandava tutta la baracca, accettava di incontrarlo e di trattare una tregua od una reciproca non belligeranza con un accertato torturatore dei suoi stessi compagni garibaldini? Ammetterai che la cosa non è chiara e che è difficilmente spiegabile con nuove congetture. Mi sono fatto l’idea che da l’una e dall’altra parte ci fossero realtà del tutto inconfessabili e che nel dopo guerra sono state piegate tristemente a favore dei vincitori.

Precedente Le torture a Guido Freguglia. Successivo VILLA SCHNEIDER. UNA BUFALA PERPETRATA DA 75 ANNI.